Recensione: ONYKXIA “Averno: The Circus of Lost Souls”

Full-length, Nadir Music (2026)

Con “Averno: The Circus of Lost Souls”, debutto pubblicato da Nadir Music, gli Onykxia ci accompagnano dentro un circo piuttosto lontano da quello delle domeniche in famiglia. Qui le luci si fanno sinistre, le maschere nascondono storie poco rassicuranti e dietro lo spettacolo si muove un mondo fatto di illusioni, ambizione e destini tragici. La band italiana sceglie la strada del concept album, costruendo un racconto che ruota attorno a un circo maledetto e ai suoi personaggi. Un’idea che, almeno sulla carta, offre parecchio spazio alla fantasia e permette di andare oltre la classica raccolta di brani messi in fila. D’altronde, nel metal una buona storia può fare la differenza, soprattutto quando riesce a creare un’atmosfera riconoscibile senza diventare un semplice esercizio di stile. Gli Onykxia provano a giocarsi questa carta con un immaginario oscuro e teatrale, invitando l’ascoltatore a entrare sotto il tendone e a scoprire cosa si nasconde dietro le quinte.

Sul piano musicale, il gruppo si muove fra metal classico, progressive e influenze alternative, recuperando alcune suggestioni degli anni Ottanta senza rinunciare a una sensibilità più contemporanea. Alla produzione troviamo Tommy Talamanca, presso i Nadir Music Studios, mentre la formazione comprende Madhura Carlevaro alla voce, Alby Laiolo e Vince Demuru alle chitarre, Roby “Cap. Sparson” Agostino alle tastiere, Paolo Baglini al basso ed Elisa Traverso alla batteria. La combinazione di chitarre e tastiere sembra particolarmente adatta a sostenere un progetto che punta molto sulle atmosfere e sulla costruzione narrativa. La sfida, naturalmente, è trovare il giusto equilibrio fra passaggi articolati e impatto diretto, evitando che il lato concettuale finisca per prendere il sopravvento sulla musica. Perché va bene raccontare storie oscure, ma ogni tanto un riff capace di lasciare il segno serve eccome.

La tracklist si sviluppa in undici capitoli, a partire da “Overture” e “Welcome to the Circus”, che introducono idealmente l’ambientazione del disco. Seguono “Tobias, Last Smile”, “The Last Escape of Jacob” e “Tabata’s Fall”, prima di incontrare le figure di “De Marti the Blind Seer”, “Poli, the Tamer”, “Pierrot” e “Annette, the Puppet”. Già dai titoli emerge una galleria di personaggi che sembra uscita da un vecchio spettacolo gotico, fra veggenti, domatori e maschere dietro le quali si nascondono storie difficili. Il percorso conduce infine ad “Averno” e alla conclusiva “The Circus”, chiudendo idealmente il cerchio attorno al luogo da cui tutto ha origine. La struttura suggerisce una narrazione pensata per accompagnare l’ascoltatore lungo tutto il disco, piuttosto che affidarsi a singoli episodi slegati fra loro. Resta da capire quanto questa impostazione riesca a tradursi in una progressione musicale convincente, capace di mantenere viva l’attenzione dall’inizio alla fine.

Quando una band decide di costruire un concept album così articolato, il rischio di perdersi per strada è sempre dietro l’angolo. Le atmosfere possono essere intriganti, i personaggi ben delineati e la storia ricca di spunti, ma alla fine sono le canzoni a dover reggere il peso dell’intera operazione. Il mix di metal tradizionale, progressive e suggestioni gotiche offre agli Onykxia diverse possibilità espressive, soprattutto se gli arrangiamenti riescono a valorizzare i momenti più teatrali senza sacrificare energia e immediatezza. Senza un ascolto integrale e verificato, sarebbe però scorretto pronunciarsi in maniera definitiva sulla resa dei singoli brani, sulla produzione o sulle prestazioni strumentali. Quello che emerge dalle informazioni disponibili è la volontà di dare al debutto una precisa identità, con un immaginario che non si limita a fare da sfondo, ma costituisce il centro stesso del progetto. Una scelta interessante, che richiede però una scrittura all’altezza delle ambizioni.

In definitiva, “Averno: The Circus of Lost Souls” si presenta come un debutto che punta soprattutto sulla personalità del concept e sull’incontro fra diverse anime del metal. Gli Onykxia sembrano voler recuperare quel gusto per il racconto e per le atmosfere che caratterizzava una parte della scena degli anni Ottanta, cercando allo stesso tempo una propria collocazione nel panorama contemporaneo. Il risultato è un progetto che incuriosisce per l’idea di partenza e per la coerenza del suo immaginario, anche se il giudizio musicale definitivo richiede necessariamente un ascolto completo del disco. Per gli amanti del metal che non si accontentano dei soliti cliché, il circo degli Onykxia potrebbe quindi meritare una visita: resta da verificare se, una volta spente le luci del tendone, saranno soprattutto le canzoni a rimanere impresse nella memoria. Perché l’atmosfera conta, certo, ma senza qualche buon riff a fare da padrone, anche il circo più inquietante rischia di restare soltanto uno spettacolo ben allestito.

Demolition Man

Tracklist:
1. Overture
2. Welcome to the Circus
3. Tobias, Last Smile
4. The Last Escape of Jacob
5. Tabata’s Fall
6. De Marti the Blind Seer
7. Poli, the Tamer
8. Pierrot
9. Annette, the Puppet
10. Averno
11. The Circus

Line-up:
Madhura Carlevaro – voce
Alby Laiolo – chitarra solista
Vince Demuru – chitarra
Roby “Cap. Sparson” Agostino – tastiere
Paolo Baglini – basso
Elisa Traverso – batteria

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