Il doom metal italiano rappresenta una nicchia affascinante all’interno della scena metal nazionale, fatta di atmosfere cupe, riflessioni introspettive e composizioni lente ma intense. Tra le realtà più interessanti c’è Dvm Spiro, band che fonde melodie e pesantezza per raccontare temi come amore, morte, solitudine e introspezione. In questa intervista per Italian Metal Promotion, la band racconta il proprio percorso, il processo creativo e i progetti futuri.
1. Ciao Valeria, presenta i Dvm Spiro con poche parole.
Dvm Spiro è un gruppo Doom Metal, la cui musica tratta di amore, morte, solitudine, sogni spezzati, dolore, follia, evoluzione e riflessioni. Le liriche e la musica si completano vicendevolmente nell’affrontare questi temi.
2. Che responso sta avendo il vostro nuovo album?
Non saprei come rispondere, tenendo conto che siamo un po’ di nicchia anche nel doom, che già di per sé lo è nella branca del metal. Credo sia presto per fare valutazioni concrete.
3. Suonate dal vivo in questo periodo?
Con Dvm Spiro non abbiamo mai suonato dal vivo, ci piacerebbe, ma non sarebbe semplice per la quantità di strumenti, collaborazioni e basi presenti nei pezzi. Inoltre suoniamo più di uno strumento. Non è però escluso che un giorno lo si possa fare.
4. Parliamo dei testi di “MMXXVI – Grave”.
I testi affrontano temi molto introspettivi, scavano nel profondo attraverso sprazzi di aggressività repressa e riflessioni meditative. E ciò si evidenzia nella linea melodica che caratterizza le emozioni rappresentate.
5. Come nasce di solito un vostro brano?
Lavoriamo spesso a distanza, per motivi logistici e di lavoro. Quando un pezzo ha già una struttura, una linea melodica ben definita, compresi gli arrangiamenti principali, la base e il testo, ci si vede di persona e si prova. Il tempo e i giorni necessari servono per confrontarci e completare tutto, compresi i dettagli.

6. Descrivi chi sono i Dvm Spiro nella vita di tutti i giorni in poche parole.
Anche se esiste una quotidianità, nessun giorno è mai uguale. E nemmeno noi che la viviamo di conseguenza. Le sfumature cambiano e sono quelle che fanno la differenza.
7. Quali band hanno giocato un ruolo importante per farvi iniziare a suonare, e quali nello specifico hanno dato l’input per la nascita dei Dvm Spiro?
Se si parla del passato, potrei fare un elenco lunghissimo! Non tutte erano band metal. Si passa da Chopin ai Joy Division, dagli AC/DC agli Entombed. In Dvm Spiro c’è stata sicuramente un’evoluzione che ha avuto una spinta da alcuni ascolti, ma non ne è mai stata influenzata direttamente. Io personalmente ho tratto spunto da band come i grandi Colosseum, e da generi e artisti provenienti dal mio remoto passato, come Dead Can Dance. Nel presente compositori come Havasi. Ma non creo pezzi su queste basi. Tutto deve essere autentico e proprio. In realtà è come trasmettono le emozioni ciò che davvero mi interessa di certi artisti. Conoscere. Imparare.
8. Qualche progetto nuovo in cantiere che valga la pena menzionare? State già per caso componendo nuovo materiale?
Sì, ci piacerebbe andare avanti e fare un altro album. C’è già materiale e tante nuove idee. Bisogna solo trovare il tempo tiranno di lavorarci al di là di tutti gli impegni che una vita adulta può contenere. Stiamo diventando un po’ più vecchietti e il tiranno è un feroce padrone privo di pietà.
9. Come immagini i Dvm Spiro tra dieci anni o più?
Io immagino Dvm Spiro in attività. In fondo siamo doom, lenti e pesanti… Ma, per eventuali futuri lavori, speriamo di avere tempistiche più rapide, dato che il periodo Covid ci ha rallentato parecchio mentre lavoravamo su “Grave”. E poi… chi lo sa. Chi vivrà vedrà, dice il detto.
10. Il sogno nel cassetto per i Dvm Spiro? Concludi come vuoi!
Invecchiare, se accadrà, senza compromessi. Coltivare fino alla fine le proprie passioni. E creare. Perché aiuta a conoscere ed a conoscersi. Stimola ad imparare ed a completarsi. E poi, finché si crea, si custodisce quella parte di anima che nessuno potrà mai rubare.
