Full-length, Nadir Music (2026)
Arrivati all’undicesimo album in studio, molte band si limitano a replicare una formula consolidata. Gli Infection Code, invece, continuano a dimostrare che longevità e ispirazione possono convivere senza compromessi. “De Reptilium Arcanis” non è soltanto un nuovo capitolo della loro discografia: è la conferma di una visione artistica maturata nel tempo e affinata con una consapevolezza rara all’interno della scena industrial metal contemporanea.
Fin dalle prime battute emerge la sensazione di trovarsi davanti a una band perfettamente padrona dei propri mezzi. L’industrial metal degli Infection Code mantiene tutta la sua natura abrasiva, oscura e disturbante, ma viene incanalato in una scrittura estremamente efficace, capace di coniugare impatto immediato e profondità d’ascolto. Il ritorno di Massimo “Macha” Accornero alla chitarra aggiunge ulteriore solidità a un sound già granitico, mentre la produzione di Tommy Talamanca valorizza ogni dettaglio senza sacrificare la potenza complessiva.
Ciò che colpisce maggiormente è l’equilibrio raggiunto dalla band. Le componenti industrial, thrash e sperimentali convivono in maniera naturale, senza mai apparire forzate o inserite per mero esercizio stilistico. Ogni elemento trova la propria collocazione all’interno di un disegno sonoro coerente e coinvolgente. Gli Infection Code non rincorrono le tendenze del momento né cercano scorciatoie verso una maggiore accessibilità: seguono il proprio percorso con una personalità che oggi appare ancora più definita.

Brani come “False Messiah Squad” e “World Eating Queen” sprigionano un’energia devastante, sostenuta da riff incisivi e da una tensione costante che accompagna l’ascoltatore lungo tutto il disco. Al tempo stesso, episodi come “Fermi Paradox – Beyond the Nameless Mist” mostrano la capacità della band di espandere il proprio linguaggio verso territori più atmosferici e suggestivi, senza perdere un grammo della propria identità.
Anche il concept rappresenta uno degli aspetti più affascinanti dell’opera. L’universo evocato da “De Reptilium Arcanis” è popolato da simbolismi oscuri, archetipi ancestrali e visioni quasi cosmiche che conferiscono ulteriore profondità all’esperienza d’ascolto. Non si tratta di un semplice accompagnamento ai brani, ma di una vera e propria dimensione narrativa che amplifica il fascino del disco.
Uno degli aspetti più riusciti dell’album è la sua capacità di premiare ascolti ripetuti. Dietro l’impatto immediato si nasconde infatti una quantità sorprendente di dettagli, sfumature e stratificazioni che emergono progressivamente, confermando la cura compositiva investita in ogni singolo passaggio. È un lavoro che riesce a essere potente e sofisticato allo stesso tempo.
Gli Infection Code non cercano di reinventarsi a ogni costo. Piuttosto, perfezionano ulteriormente una formula che negli anni hanno contribuito a rendere unica e riconoscibile. Ed è proprio questa sicurezza espressiva a rendere “De Reptilium Arcanis” uno dei punti più alti della loro produzione recente.
In un panorama musicale spesso dominato dall’omologazione e dalla ricerca del consenso immediato, gli Infection Code continuano a percorrere una strada personale, costruita su coerenza, esperienza e integrità artistica. “De Reptilium Arcanis” è la dimostrazione che una band può evolvere senza tradire sé stessa e che la maturità, quando supportata da idee solide, può trasformarsi in una delle forme più autentiche di creatività.
Un album intenso, coinvolgente e straordinariamente compatto, che conferma gli Infection Code come una delle realtà più credibili e interessanti dell’industrial metal europeo.
Toxic Trace
Tracklist:
1. Pater Serpentium
2. Mater Vermium
3. False Messiah Squad
4. Fermi Paradox – The Nameless Mist
5. World Eating Queen
6. King Among Insects
Line-up:
Riky Porzio – Drums
Massimo Accornero – Guitars
Gabriele Oltracqua – Vocals
Andrea Rasore – Bass
