Recensione: MOTUS TENEBRAE “In Sorrow’s Requiem”

Full-length, My Kingdom Music (2026)

Con “In Sorrow’s Requiem” i Motus Tenebrae segnano un ritorno atteso e carico di significato, a quasi dieci anni dal precedente “Deathrising”. Pubblicato da My Kingdom Music, l’album arriva l’8 maggio 2026 e si presenta come un’opera matura, decadente e profondamente emotiva, capace di fondere la tradizione del doom/gothic metal con una sensibilità più moderna e cinematica.

Fin dai primi ascolti emerge chiaramente la direzione scelta dalla band: un suono che non punta alla velocità o all’impatto immediato, ma alla costruzione di atmosfere dense, lente e stratificate, dove ogni nota sembra pesare come un macigno emotivo. Il riferimento a realtà come Paradise Lost, My Dying Bride, Sentenced e Katatonia non è solo dichiarato, ma percepibile nell’architettura stessa dei brani: chitarre dilatate, melodie crepuscolari e un senso costante di malinconia sospesa.

“In Sorrow’s Requiem” si configura come un vero manifesto di doom gothic metal, dove il dolore non è solo tematico ma diventa elemento sonoro, struttura portante e linguaggio espressivo. La band riesce a bilanciare la pesantezza del genere con momenti di rara apertura melodica, creando un alternarsi continuo tra oppressione e catarsi emotiva.

Brani come “Endless Buildings” e la title track “In Sorrow’s Requiem” rappresentano perfettamente questa dualità: da un lato la monumentalità del suono doom, dall’altro una sensibilità quasi lirica che trasforma il dolore in narrazione. Le linee vocali si muovono su registri intensi e sofferti, contribuendo a rafforzare l’impatto emotivo dell’intero lavoro.

Il disco si distingue anche per la sua coerenza narrativa: non si tratta di una semplice raccolta di brani, ma di un percorso unitario che esplora perdita, decadenza e introspezione. Ogni composizione sembra collegarsi alla successiva come parte di un unico flusso, quasi fosse una lunga elegia sonora.

Dopo un silenzio discografico così lungo, il ritorno dei Motus Tenebrae non è solo una ripresa di attività, ma una dichiarazione d’intenti: più oscuri, più profondi e più consapevoli di prima. “In Sorrow’s Requiem” non cerca compromessi e non punta alla leggerezza, ma abbraccia completamente la propria natura malinconica, trasformandola in forza espressiva.

Un album che non lascia indifferenti, destinato a chi vive il doom e il gothic metal non come semplice genere, ma come forma di immersione emotiva totale.

Abigail

Tracklist:
1. Endless Building 
2. Solitude 
3. The Dark Machine 
4. Desolate Place 
5. Fragments 
6. In Sorrow’s Requiem 
7. Pulvere sacro 
8. Love Damned of Dead
9. Shelter Me 
10. End Begun

Line-up:
Luis McFadden – vocals & samples 
Andreas Das Cox – bass & programming 
Daniel Ciranna – guitar & synth

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