Con Fist of the Seven Stars – Act 5, Gabriels porta avanti la sua ambiziosa rock opera ispirata a Hokuto no Ken, arrivando a un capitolo chiave dell’intera narrazione. Questo quinto atto rappresenta infatti il culmine della prima parte della saga, dove tensioni, conflitti e percorsi interiori raggiungono il loro apice. Più che un semplice episodio, è un disco che punta fortemente sull’intensità emotiva e sulla coerenza narrativa, accompagnando l’ascoltatore verso uno scontro decisivo ma lasciando già intravedere gli sviluppi futuri. Tra scelte compositive guidate dalla storia e una cura particolare per la resa dei personaggi, Gabriels continua a costruire un universo musicale complesso e in continua evoluzione.
1. Gabriels, Fist of the Seven Stars – Act 5 viene presentato come un momento cruciale della saga: che ruolo occupa questo capitolo all’interno della storia di Ken?
Siamo giunti a questo quinto atto, che è la fine della prima serie. Qui finisce la diatriba su chi sarà davvero l’unico successore della scuola di Hokuto: l’ultimo scontro tra i fratelli che decreta i 2000 anni di storia dell’arte marziale assassina per eccellenza. Molti, dal titolo, hanno dedotto che sarà la fine della rock opera, ma non è così. Come ho già detto, è solo la fine della prima serie e ci saranno altri due atti riguardanti la seconda serie, dove vedremo un Ken, dopo 10 anni, più maturo, più forte, più consapevole di se stesso nel corpo e nello spirito, e dove avverranno gli scontri più duri e pericolosi che metteranno a repentaglio la sua vita.
2. Anche se il disco ha un forte senso di compiutezza, non segna la fine della saga: quanto è stato difficile trovare un equilibrio tra chiusura e continuità?
Se devo essere sincero, questo equilibrio è venuto da sé, non ho pensato di crearlo.
3. Il tema del conflitto interiore ed esterno è ancora centrale: in questo capitolo evolve in qualche modo rispetto agli atti precedenti?
Sì, è proprio all’apice, soprattutto nell’antagonista, il fratello maggiore di Ken. È un tema ricorrente in Hokuto no Ken e la base su cui poggia il quadro psicologico di molti antagonisti. Cattivi non si nasce, lo si diventa dopo che la vita non ti ha trattato come avrebbe dovuto, come per Sauzer, che ha rifiutato l’amore perché non voleva più soffrire a causa di esso, e ora Raoul, che non vuole ammettere che l’amore alberghi anche nel suo cuore.
4. Hai scelto di puntare più su intensità emotiva e narrazione che su virtuosismi tecnici: è una direzione artistica che senti sempre più tua?
Mmm, no, è stato semplicemente un caso. È la narrazione e il susseguirsi delle scene che mi porta a fare determinate scelte stilistiche e compositive. Ad esempio, ho letto alcune recensioni dove non capivano il motivo di tante ballate in un disco o anche perché siano una dopo l’altra: è semplicemente perché il susseguirsi delle scene mi ha spinto verso questa direzione. Nulla è fatto per caso.

5. La title-track The Final Conflict ha un approccio meno esplosivo rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare: è stata una scelta narrativa precisa?
Eh, no, purtroppo anche questo è stato un caso. L’ho composta pensando alla sofferenza dei due fratelli che sono costretti a combattere per il fato che gli è stato imposto dalle stelle. Alla fine è risultata un anello debole, ma quando me ne sono accorto era ormai troppo tardi per tornare indietro.
6. L’alternanza tra brani più diretti e momenti introspettivi è molto fluida: come lavori in fase di composizione per mantenere questa coerenza?
Come già detto, mi attengo scrupolosamente al susseguirsi delle scene, anche se devo fare una cernita delle più importanti, sennò il disco durerebbe troppo. Questo, devo dire, è un lavoro molto faticoso: devo guardare e riguardare gli episodi dell’anime per poter decidere al meglio.
7. I due capitoli di Sweet Devil’s Eyes sembrano avere un peso narrativo importante: cosa rappresentano nella psicologia e nel percorso di Ken?
Eh sì, sono un momento molto importante, sia perché muore Fudo (una delle cinque forze di Nanto), sia perché Raoul non ottiene ciò che vuole da questo scontro: voleva uscire da una crisi e invece ci è rientrato ancora più di prima. Fa tutto parte della crescita spirituale dell’antagonista; purtroppo ci va di mezzo la perdita di una vita e il pubblico ne soffre.
8. Essendo tu il fulcro creativo del progetto, come gestisci il contributo dei numerosi guest musicians senza perdere un’identità unitaria?
Lo gestisco spiegando bene cosa voglio a ognuno di loro, ma anche lasciandoli liberi entro un certo margine. Io ho lo studio di registrazione, la Soundimension Records, ed è lì che produco il tutto, ma avendo molti musicisti anche dall’estero si lavora molto a distanza. Le fasi sono sempre le stesse: all’inizio devo guardare le puntate dell’anime e decidere le fasi più importanti da prendere; una volta decise, compongo sia le musiche che i testi, che si basano sui dialoghi dei personaggi, e poi registro le demo. Le demo poi le mando a tutti i cantanti e i musicisti che faranno il resto. Molto problematica è la scelta dei cantanti: per ogni personaggio ho bisogno di una vocalità specifica che lo rispecchi.
9. Il cast di personaggi è molto ampio: come sviluppi le loro voci e personalità in funzione della storia?
Purtroppo sì, come ho già detto il lavoro è molto duro, soprattutto per la scelta dei cantanti, che devono interpretare un ruolo e una particolare vocalità. Ad esempio, per il personaggio di Fudo (che è praticamente un gigante) dovevo trovare un cantante con una voce grossa e roca e ho chiamato il cantante dei Drakkar, Dave Dell’Orto: lui aveva il timbro giusto e la stazza giusta. Poi può anche capitare che trovi il cantante giusto, ma lui magari in quel momento non può accettare per impegni vari, e allora la ricerca continua.
10. Guardando avanti, cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi capitoli della saga di Ken, sia a livello musicale che narrativo?
Per il futuro, giusto il tempo di dedicarmi alla promozione di questo ultimo atto e poi mi rimetterò subito al lavoro al sesto atto. Sarà davvero dura, perché la seconda serie è molto complicata da realizzare: ci sono molti personaggi che interagiscono contemporaneamente e sarà anche molto difficile riassumere la storia nei momenti chiave e giusti. Insomma, prevedo che dovrò impegnarmi di più. Vedrete un Ken cresciuto di 10 anni, più maturo e più forte nel corpo, nella mente e nello spirito. Per quanto riguarda la musica, ancora non so bene cosa vi aspetta perché la devo comporre, ma di sicuro non andrò lontano da questo mio stile che ormai ho consolidato negli anni. Grazie.
