Attivi da quasi vent’anni, i Noirnoise sono una realtà che ha costruito il proprio percorso lontano da etichette e compartimenti stagni. Nati dall’unione di quattro amici con una visione comune e un’attitudine dichiaratamente fuori dagli schemi, hanno sviluppato nel tempo un’identità sonora personale, dove noise, crossover, suggestioni dark e un approccio istintivo alla composizione convivono senza gerarchie. La loro è una musica che rifiuta le definizioni rigide e punta tutto sull’urgenza espressiva, sull’impatto emotivo e su una dimensione live che rappresenta il vero cuore del progetto. Il nuovo album “Plant Resilience” è la sintesi più matura di questo percorso. Un lavoro nato nell’arco di tre anni, cresciuto insieme alla band e alimentato da esperienze personali, rabbia, delusioni e consapevolezze. Il disco si muove tra dinamiche abrasive e momenti più introspettivi, mantenendo sempre una forte coerenza interna e una crudezza voluta, quasi programmatica. Registrato in autogestione e rifinito con un suono diretto e graffiante, “Plant Resilience” conferma i Noirnoise come una band che crede ancora nell’underground, nell’onestà artistica e nella forza della performance dal vivo. Li abbiamo intervistati per approfondire la genesi dell’album, il loro modo di intendere la musica e i prossimi passi di un progetto che continua a crescere senza compromessi.
01. Ciao, presentate la band con poche parole.
Noirnoise è una band composta da quattro amici che condividono, oltre a un’immensa passione per quello che fanno, anche un progetto comune chiaro e ben definito: lasciarsi guidare dalle proprie emozioni trasformandole in musica ed esprimere, attraverso di essa, rabbia, gioia, malinconia, senso di rivolta e dolore. Tutto questo senza farsi confinare nei cliché di genere, senza lasciarsi affibbiare etichette o somiglianze, senza ispirarsi in modo derivativo a band del passato o a generi musicali che renderebbero asfittico ogni processo creativo. Il nostro è semplicemente un crossover, nel vero senso della parola, guidato da un istinto primordiale.
02. Che responso sta avendo il vostro nuovo album?
L’album “Plant Resilience” ha già ricevuto alcune recensioni che, ci piace sottolinearlo, ci hanno davvero piacevolmente impressionato. Fermo restando che non si possa piacere a tutti, troviamo che molto spesso il senso profondo del lavoro sia stato compreso, nella sua crudezza assolutamente voluta, nelle sue dinamiche e nelle intenzioni della band che lo ha scritto, suonato e registrato. E questo ci ha fatto immensamente piacere.
03. Suonate dal vivo in questo periodo?
Certo. Abbiamo suonato al Vicolo Schielke di Vercelli come data zero, dopo la pubblicazione dell’album, e il riscontro di pubblico è stato assolutamente positivo. Ci sentiamo una band “live” e crediamo che, in tale contesto, i Noirnoise riescano a dare davvero il meglio. Stiamo organizzando molte date per l’estate e l’autunno 2026, che ci porteranno un po’ in giro.
04. Parliamo dei testi di “Plant Resilience”.
Nascono dalla vita di tutti i giorni, più come racconto-reazione che come mero racconto. Quello che sta succedendo sul pianeta che abitiamo, nella società e nei singoli individui ci fa semplicemente schifo, ci fa arrabbiare. Così come ci fa estremamente arrabbiare quello che sta succedendo alla musica, mero riflesso di tutto il resto. Il disinteresse dominante per le band indipendenti e per l’underground, a favore di prodotti commerciali che nulla hanno da insegnare, rende il panorama musicale sterile e ripetitivo.

05. Come nasce di solito un vostro brano?
Istintivamente ed emotivamente, come dovrebbe accadere in ogni processo artistico. Lasciando libero di fluire il flow, senza preconcetti, senza cercare di imitare o scimmiottare altre band, senza limiti di genere. Semplicemente suonando e lasciando che le dinamiche emergano così come vogliono farlo. Odiamo pensare che una canzone possa essere precostruita o studiata a tavolino: sarebbe, permetteteci, una castrazione totale. La tendenza, troppo diffusa, a preconfezionare, ingabbiare, etichettare e predigerire le canzoni per poi darle in pasto a un pubblico prevedibile uccide il processo creativo.
06. Descrivete chi siete nella vita di tutti i giorni in poche parole.
Non servono molte parole. Siamo quattro persone assolutamente a-normali (la vita ci scampi e ci salvi dalla normalità) che affrontano la vita e i problemi quotidiani come tutti: tra famiglia, lavoro, bollette e difficoltà di vario tipo, spesso arrabbiati o amareggiati per ciò che stanno diventando il sistema “Uomo” e il sistema “Mondo”. Diventiamo e ci sentiamo speciali quando, tutti insieme, riusciamo a esprimerci con un linguaggio comune che ci unisce e che ci consente di raccontarci attraverso la lingua universale della musica. Ed è quello che facciamo.
07. Quali band hanno giocato un ruolo importante per farvi iniziare a suonare e quali, nello specifico, hanno dato l’input per la nascita dei Noirnoise?
Ognuno di noi ha una formazione musicale e ascolti abbastanza diversi: dalle scene dark e new wave al grunge anni ’90, dalla psichedelia all’hard rock. Potremmo citare decine di gruppi: Soundgarden, The Doors, Nick Cave and The Bad Seeds, Killing Joke, Melvins, Sonic Youth, Mudhoney, Alice in Chains. In fondo, le cose belle piacciono a tutti. Ma le influenze non significano voler copiare: si tratta di attitudine, del modo di vedere la musica e il mondo. Tutto ciò che ci emoziona ci influenza, sia in ambito musicale sia in ogni altro aspetto dell’arte e della vita. La musica può essere influenzata da un dipinto di Jackson Pollock, da un paesaggio, dalle persone che conosciamo. È un flusso di informazioni che metabolizziamo e che ci modifica continuamente. Nessuno si aspetti dai Noirnoise un approccio imitativo alle band citate o brani che ricordino questa o quella realtà: noi cerchiamo semplicemente di essere Noirnoise.
08. Qualche progetto nuovo in cantiere che valga la pena menzionare? State già componendo nuovo materiale?
Stiamo programmando e preparando i live che verranno, con grande entusiasmo. Nel frattempo sono già sbocciate nuove tracce su cui stiamo lavorando. Siamo sempre un cantiere aperto.
09. Come immaginate i Noirnoise tra dieci anni o più?
Dieci anni fa ci saremmo immaginati esattamente dove siamo oggi: in una sala prove, con volumi altissimi, un sacco di birra, a fare la nostra musica. Non vediamo perché non dovremmo immaginare la stessa cosa per i prossimi dieci anni. Se poi il Dio della Musica avrà altri progetti per noi, saremo lieti di scoprirli lungo il percorso. “Plant Resilience”, in fondo, è proprio questo: la resilienza di andare avanti comunque, il coraggio di ballare sotto la pioggia “nonostante”.
10. Il sogno nel cassetto per voi?
Avere la possibilità di esprimerci davanti alle persone, una possibilità reale di farci conoscere per quello che siamo di fronte a un pubblico. Siamo convinti che potremmo essere una sorpresa per molti. In senso più generale, sogniamo che il mondo torni a essere molto meno social e molto più sociale. Siamo convinti che tutto potrebbe essere meno finto e molto più reale.
11. Concludete come volete!
Rispondere alle vostre domande è stata per noi una bellissima opportunità per farci conoscere. Venite a vederci dal vivo: siamo sicuri che potremmo divertirci parecchio. Grazie Italian Metal Promotion. Ci vediamo in giro.
